Ripercorriamo insieme la storia del packaging del latte

Se c’è un alimento il cui packaging è sempre stato al centro di studi e ricerca, quello è il latte. Nutrimento di prima necessità, simbolo di bontà e benessere, pensando al latte non possiamo fare a meno di immaginare l’iconica bottiglia di vetro. 

Contrariamente a quello che si crede, però, la bottiglia di vetro non è stato il primo packaging del latte.

In principio era l’alluminio. I produttori e i negozianti al dettaglio conservavano il latte in grandi contenitori in alluminio. Dello stesso materiale erano anche i recipienti che gli acquirenti portavano con sé. Questi erano dotati di tappo e di manico per impedire che il latte si rovesciasse durante il trasporto verso casa.

Packaging del latte: dal vetro al Tetra Pak

packaging del latte

Dopo l’alluminio arriva il vetro. Il più semplice ed evocativo packaging del latte mai realizzato conteneva un litro di latte. 

Una volta vuota, la bottiglia veniva riportata sporca e lavata direttamente in negozio. Riempita nuovamente, veniva chiusa con un tappo di stagnola.

Il vetro non era tuttavia un imballo particolarmente pratico. Fragile e ingombrante, è presto nata la necessità di lavorare a una confezione che garantisse la medesima resa igienica e di conservazione del vetro, ma che, allo stesso tempo, migliorasse la gestione degli imballaggi. 

La ricerca di un contenitore più robusto del vetro, portò – già all’inizio del XX secolo – alla creazione di un packaging del latte in cartone cerato

Negli anni ‘30 il packaging del latte era realizzato in cartone rigido dotato di chiusura ermetica – non molto dissimile da quello utilizzato ancora oggi – ma è solo negli anni ‘40 che le buste di latte trovano una maggiore diffusione.

Bisogna aspettare gli anni ‘50 per la nascita del Tetra Pak, marchio che deve il suo nome alla originaria forma della busta di latte: un tetraedro. 

L’invenzione dello svedese Ruben Rausing arrivò in Italia grazie a Parmalat che nel 1962 scelse di abbandonare il vetro per passare alla rivoluzionaria busta di latte. La decisione di Parmalat si dimostrò lungimirante, e non solo perché il Tetra Pak si è rivelato un ottimo imballo, maneggevole e igienico: questo materiale si prestava a una personalizzazione e a una comunicazione grafica che era impossibile fare utilizzando i vetro. 

Packaging del latte: la bottiglia di plastica

packaging del latte

Ultimo packaging  in ordine cronologico è la bottiglia di plastica. 

Le prime bottiglie erano realizzate in polietilene con triplo strato HDPE e in Italia furono impiegate per la prima volta ancora una volta da Parmalat. Solo in un secondo momento verrà impiegato il PET e con esso verrà recuperata anche la trasparenza del materiale per richiamare l’effetto vetro. 

Un ritorno al passato dunque, un packaging innovativo e dalle potenzialità illimitate in termini di formato che è un chiaro richiamo alla tradizione.

Il meglio deve ancora venire

Il mondo del packaging del latte è tutt’ora  in continua evoluzione.

L’ultimo nato dalla ricerca è un pack intelligente in grado di sviluppare calore al momento del consumo per riscaldare il contenuto. In ambito lattiero-caseario esiste il packaging autoriscaldante per latte formulato semiliquido da somministrare al bebè quando si è fuori casa o in viaggio.

E il latte è diventato esso stesso packaging. Whewylayer, questo è il nome del packaging ricavato da siero del latte, è un innovativo imballo che assicura ai prodotti alimentari protezione da ossigeno, umidità e contaminazioni, garantendo una più lunga conservazione dei prodotti. In questo modo si minimizza lo spreco alimentare e si riduce la quantità di rifiuti inorganici.

Condividi l’articolo